Intervista a Massimiliano Ghizzi, presidente della rete leAcque
A cura di Emanuele Martinelli
La rete leAcque, costituita da Acque Bresciane, AqA gruppo Tea e Padania Acque, nasce con l’obiettivo di rafforzare la gestione industriale del servizio idrico integrato attraverso la condivisione di competenze, strumenti e visione strategica. Ne abbiamo parlato con il presidente della Rete, Massimiliano Ghizzi.
Presidente Ghizzi, quali sono le direttrici di sviluppo della rete leAcque nella gestione del servizio idrico?
leAcque nasce per affrontare in modo strutturato le sfide tecniche e industriali del servizio idrico integrato. L’innovazione tecnologica rappresenta uno degli acceleratori principali: nei prossimi anni vedremo un’evoluzione significativa. Le nuove tecnologie – dal monitoraggio avanzato delle reti alla digitalizzazione dei processi – consentiranno di migliorare l’efficienza operativa e, al tempo stesso, di generare benefici economici strutturali. Questo è un punto centrale per garantire sostenibilità nel medio-lungo periodo.
Come avete strutturato operativamente la cooperazione tra i tre gestori?
Abbiamo attivato tavoli tecnici di lavoro permanenti su sei assi strategici: IT, per condividere soluzioni e attività tra le retiste sui temi di infrastrutture e connettività, cybersecurity e compliance, servizi applicativi; BIM, Building Information Modeling, per procedere con la condivisione delle attività necessarie alla standardizzazione delle metodologie digitali di progettazione, costruzione e gestione delle infrastrutture tra le retiste; Water Safety Plan, per procedere con le attività necessarie alla condivisione del modello di valutazione e gestione del rischio del servizio idrico fra le retiste; Laboratori, Organizzazione del personale per la condivisione delle nuove direttive in tema giuslavoristico e sulla gestione delle risorse umane; Comunicazione, per armonizzare le attività di comunicazione e diffusione istituzionale della rete.
Le tre aziende operano in territori molto diversi. Quanto incide la morfologia nella gestione del servizio?
Incide in modo determinante. L’aspetto morfologico influenza direttamente le soluzioni tecniche adottate: tipologia delle reti, profondità delle falde, qualità della risorsa idrica, densità abitativa e presenza industriale richiedono approcci differenti. Proprio per questo la rete leAcque crea valore aggiunto nel mettere a fattor comune le esperienze maturate in contesti diversi. Questo produce un miglioramento non solo tecnico, ma anche culturale e organizzativo. La contaminazione tra competenze è uno dei risultati più importanti della rete: non si tratta solo di ottimizzare processi, ma di innalzare il livello complessivo della gestione industriale.
Nel rapporto con i territori quale ruolo mantengono i Comuni?
Nei territori dove è pienamente operativo l’ATO, le decisioni di governance e di concessione non sono più in capo ai singoli Comuni. Tuttavia, sui singoli investimenti e sulle priorità operative, il ruolo delle PA locali rimane centrale. Ogni Sindaco ha legittimamente l’obiettivo di portare interventi sul proprio territorio. Per questo è fondamentale una pianificazione equilibrata che tenga insieme visione industriale, piano d’ambito e istanze locali. La gestione del servizio idrico integrato richiede una capacità costante di dialogo istituzionale, senza perdere coerenza strategica.
La dimensione energetica è sempre più connessa al servizio idrico. Come si inserisce questo tema nel vostro percorso?
L’analisi dei consumi ha evidenziato che la gestione idrica è tra le attività energivore del perimetro industriale. Questo rende imprescindibile un approccio integrato tra acqua ed energia. L’efficienza energetica incide direttamente sulla sostenibilità economica del servizio e sulla stabilità tariffaria.
La progettazione degli impianti tiene conto anche dell’impatto territoriale?
Sì, ed è improntata sul principio del ridotto consumo di suolo. Le nuove realizzazioni privilegiano il recupero di aree dismesse o già precedentemente interessate da attività industriali; l’obiettivo è evitare l’utilizzo di terreni agricoli e contribuire alla riqualificazione di parti di territorio non più operative, integrando gestione idrica, sostenibilità ambientale e rigenerazione territoriale
La Rete può diventare anche una piattaforma di dialogo con il mondo dell’innovazione?
È una prospettiva concreta. Il lavoro sviluppato nell’ambito dell’Osservatorio Innovazione Utility di Confservizi – con il coinvolgimento di oltre venti soggetti già al primo incontro – dimostra che esiste uno spazio di confronto qualificato tra gestori, istituzioni e imprese tecnologiche. Portare questi risultati in un contesto territoriale condiviso potrebbe rafforzare ulteriormente la capacità della rete di attrarre competenze e soluzioni innovative, mantenendo però un orientamento pragmatico e coerente con le esigenze operative del servizio idrico locale.
Quali traiettorie di sviluppo leAcque si è data in rapporto al panorama regionale?
leAcque vuole consolidarsi come piattaforma di integrazione industriale tra tre gestori che condividono una visione comune: migliorare la qualità tecnica, rafforzare la sostenibilità economica e aumentare la resilienza infrastrutturale. In un contesto segnato da pressioni climatiche, energetiche e regolatorie crescenti, la cooperazione strutturata rappresenta una risposta concreta per garantire un servizio idrico efficiente, moderno e capace di evolvere.