Sono stati coinvolti 38 comuni, in maniera diretta o indiretta. La maggior parte ha costituito direttamente la comunità energetica come socio fondatore, mentre altri hanno aderito come soci ordinari, quindi come normali consumatori energetici. Il percorso è stato complesso perché abbiamo cercato di coinvolgere non solo i comuni, ma anche realtà importanti del territorio come case di riposo o scuole paritarie, soggetti con una forte valenza sociale. L’obiettivo era costruire comunità energetiche capaci di generare sostenibilità anche per i servizi locali. Questo lavoro ci ha portato alla presentazione di progetti legati al PNRR per circa 13,5 megawatt di impianti distribuiti nelle varie CER attivate.
Abbiamo portato soprattutto competenze. Tutto ciò che è stato sviluppato in questi quattro anni è stato sostenuto da Garda Uno come attività di ricerca e sviluppo a favore dei propri soci. Le risorse professionali ed economiche su cui abbiamo investito sono state ben ripagate dalla fiducia che il territorio ha in generale riposto in noi, grazie al rapporto creato negli anni per la fornitura di più servizi, tra cui igiene urbana, illuminazione pubblica o mobilità elettrica. In un certo senso è stato un modo per consolidare sul territorio grazie alle CER il rapporto di fiducia costruito negli anni.
Sì, perché la sostenibilità economica nasce prima di tutto da quella ambientale e sociale. Un territorio che non regge socialmente genera inevitabilmente costi che ricadono su altri servizi. Il concetto di comunità energetica è vincente proprio perché apre un nuovo dialogo con cittadini e imprese su temi fondamentali come energia, acqua, rifiuti, sicurezza e sostenibilità; tematiche su cui è necessaria una riflessione di ampio respiro e lungo periodo.
Assolutamente sì, e creare nuove opportunità di lavoro, crescita economica e benessere diffuso. Noi operiamo in un territorio molto complesso dal punto di vista ambientale, la conformazione del Lago di Garda non permette di installare fotovoltaico ovunque. Per questo l’entroterra può diventare il motore energetico delle aree turistiche più esposte.
Durante la stagione turistica passiamo da circa 250 mila residenti a oltre un milione di presenze in particolare sulle sponde del lago. Ci è richiesta grande flessibilità su tutti i servizi da noi erogati; peraltro non esiste più una vera bassa stagione dato che ogni fine settimana prende i connotati da alta stagione. Un fatto positivo che richiede una forte capacità gestionale e organizzativa se vogliamo essere attrattivi e sostenibili tutto l’anno.
È stato uno dei motivi per cui ci siamo mossi sul tema già quattro anni fa. Ricordo per esempio il dialogo aperto da subito con Regione Lombardia in merito al comune di Magasa, che conta circa 110 abitanti. Su quel territorio avevamo già realizzato centraline idroelettriche e impianti fotovoltaici e oggi il comune non paga più energia per le proprie utenze pubbliche; i vantaggi potranno esser estesi ai residente mettendo in moto processi per la crescita di aree decisamente fragili.
I comuni devono fare rete e condividere competenze professionali. Altrimenti la sostenibilità energetica rischia di ridursi a una semplice operazione economica. Il tema della ricostituzione di comunità anche con la presenza di residenti con seconde case – spesso provenienti da grandi centri – è certamente d’interesse; e come Garda Uno abbiamo creato nel tempo i presupposti, in termini di servizi, perché un piano di questo genere possa esser realizzabile. Per esempio, già nel 2012 avevamo realizzato una rete di infrastrutture per la ricarica di auto elettriche quando in Italia ne circolavano pochissime; sembrava una follia, ma poi sono nate iniziative private, servizi turistici, sistemi di ricarica negli alberghi. Le comunità energetiche sono certo seguiranno lo stesso percorso.
Esatto. Quando un’azienda del territorio apre un dialogo proficuo con cittadini e imprese, non sta facendo solo business. Sta costruendo fiducia e sostenibilità nei servizi pubblici locali favorendo quindi una diversa concezione di comunità, più partecipativa e consapevole.
Non possiamo continuare a vivere nell’incertezza normativa o legata a sistemi incentivanti poco strutturati. Dobbiamo prepararci a muoverci in un contesto con energia molto economica di giorno e decisamente costosa nelle ore serali e notturne. Cambieranno quindi completamente le abitudini di utilizzo dell’energia che abbiamo costruito negli ultimi trent’anni e saranno introdotti modelli più leggeri e sostenibili. Se avessimo caricato il progetto CER di costi inutili fin dall’inizio, probabilmente lo avremmo affossato, mentre per l’utenza domestica il beneficio economico deve restare quasi completamente nelle tasche dei cittadini. La vera sfida sarà costruire attorno alla comunità energetica servizi utili ma le istituzioni devono starci a fianco favorendo questi processi, che hanno un valore fortemente sociale.
Resta entusiasmante se ogni mattina riesci a costruire un nuovo pensiero; il fatto di dovermi occupare di più ambiti favorisce senz’altro questa dinamica, anche se il rischio di sedersi sulle abitudini è sempre dietro l’angolo. Le aziende come la nostra devono trovare nuove sinergie, investire in ricerca e innovazione, altrimenti rischiano rapidamente di non essere più adeguate alle esigenze di territori che presentano sempre nuove necessità. Se riesci a mantenere questi temi su un piano concreto e non ideologico, allora è davvero possibile portare avanti progetti di breve, medio e lungo respiro. Le comunità energetiche ben si inseriscono in questo contesto e possono diventare strumenti importanti per creare innovazione, servizi e nuova coesione territoriale.